{"id":10980,"date":"2026-09-09T15:36:32","date_gmt":"2026-09-09T13:36:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/?p=10980"},"modified":"2026-09-21T17:38:27","modified_gmt":"2026-09-21T15:38:27","slug":"il-gargano-prima-dei-greci-monte-saraceno-e-la-civilta-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/il-gargano-prima-dei-greci-monte-saraceno-e-la-civilta-dimenticata\/","title":{"rendered":"Il Gargano prima dei Greci: Monte Saraceno e la civilt\u00e0 dimenticata"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono vecchie di quasi tremila anni. Furono scavate qui da un popolo che abitava il Gargano <strong>prima che i Greci arrivassero<\/strong> a colonizzare queste coste, prima dei Romani, prima di tutto quello che studiamo a scuola. Un popolo pacifico, di mercanti e contadini, che commerciava attraverso l&#8217;Adriatico e poi, lentamente, spar\u00ec dalla storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si chiamavano <strong>Dauni<\/strong>. E il posto dove riposano i loro morti, <strong>Monte Saraceno<\/strong>, \u00e8 uno dei siti archeologici pi\u00f9 affascinanti e pi\u00f9 ignorati di tutta la Puglia.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Attenzione al nome: i Saraceni non c&#8217;entrano<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo da un equivoco, perch\u00e9 il nome inganna. <strong>Monte Saraceno non ha niente a che vedere con il popolo che vi costru\u00ec la necropoli.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nome arriv\u00f2 molto, molto pi\u00f9 tardi, quando nell&#8217;Alto Medioevo \u2014 attorno all&#8217;VIII o IX secolo dopo Cristo \u2014 i Saraceni si arroccarono su questa altura durante le loro incursioni. Ma la necropoli \u00e8 di duemila anni pi\u00f9 antica di loro. Gli antichi abitanti erano tutt&#8217;altra gente: i <strong>Matini<\/strong>, una trib\u00f9 dei Dauni, da cui deriva anche il nome di Mattinata e l&#8217;antico <strong>mons Matinus<\/strong> che persino il poeta Orazio cit\u00f2 nei suoi versi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma: due storie diverse, separate da un abisso di secoli, sovrapposte sullo stesso monte. Il Gargano \u00e8 fatto cos\u00ec, di strati che si accavallano.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Chi erano i Dauni<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I <strong>Dauni<\/strong> erano una delle grandi popolazioni preromane della Puglia, un ramo degli <strong>Iapigi<\/strong> di probabile origine <strong>illirica<\/strong>: gente arrivata via mare dall&#8217;altra sponda dell&#8217;Adriatico, dai Balcani, in tempi antichissimi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non erano guerrieri. Le fonti li descrivono come un popolo <strong>pacifico<\/strong>, dedito all&#8217;agricoltura, alla caccia, alla pesca e soprattutto al commercio. E qui sta la cosa affascinante: gi\u00e0 nel <strong>IX secolo avanti Cristo<\/strong>, quando si insediarono su Monte Saraceno, avevano rapporti fitti con le popolazioni dell&#8217;altra costa adriatica. Nelle loro tombe sono stati trovati oggetti che raccontano scambi a lungo raggio: <strong>ambra<\/strong> che veniva dal nord, avorio, oro, le tipiche <strong>fibule illiriche<\/strong> \u2014 le spille che tenevano insieme le vesti \u2014 a testimoniare legami culturali con i Balcani. Erano, a modo loro, un popolo di mare e di traffici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vivevano in capanne di frasche e pelli, di forma circolare o a ferro di cavallo, raggruppate attorno alla necropoli. Una civilt\u00e0 che, per secoli, tenne il controllo di questo tratto di costa.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cinquecento tombe scavate nella roccia<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La necropoli di Monte Saraceno si estende per un paio di chilometri lungo il pendio che guarda il mare, e conta oltre <strong>cinquecento tombe<\/strong> scavate nella roccia calcarea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La loro forma colpisce. Non sono fosse rettangolari come siamo abituati a immaginare: hanno un profilo che gli archeologi descrivono come <strong>a borsa o a utero<\/strong>. E il motivo \u00e8 preciso: il defunto veniva deposto <strong>rannicchiato<\/strong>, in posizione fetale, secondo un rito che i Dauni portavano dalle loro origini d&#8217;oltremare. Come se la morte fosse un ritorno al grembo, e la sepoltura una seconda nascita al contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cammini tra queste cavit\u00e0 aperte, con il rosmarino selvatico che cresce tra le pietre, il mare che scintilla in basso e il vento che \u00e8 l&#8217;unico rumore. Sotto i piedi hai tremila anni di storia. Sopra la testa, solo il cielo. \u00c8 un posto che mette addosso una quiete strana, un po&#8217; solenne.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le stele daune<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il vero capolavoro di questa civilt\u00e0 sono le <strong>stele daune<\/strong>, e dietro la loro scoperta c&#8217;\u00e8 una storia bellissima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le stele sono <strong>lastre di pietra calcarea antropomorfe<\/strong>, alte fino a un metro, sormontate da una piccola &#8220;testa&#8221; e incise su tutta la superficie con ornamenti, armi, gioielli, e persino scene di vita quotidiana, di caccia, di mito. Erano, in un certo senso, il modo dei Dauni di raccontare per immagini: chi era il defunto, cosa faceva, in che mondo viveva. Un fumetto scolpito nella pietra, tremila anni prima dei fumetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A riportarle alla luce fu un uomo curioso: il <strong>dottor Matteo Sansone<\/strong>, farmacista di Mattinata, che amava definirsi <strong>archeologo per passione e farmacista per necessit\u00e0<\/strong>. Fu lui, a met\u00e0 Novecento, a individuare e segnalare il settore delle stele. All&#8217;inizio gli studiosi accademici lo guardarono con freddezza. Poi videro i reperti, e la freddezza svan\u00ec. Una delle stele pi\u00f9 celebri, quella detta <strong>del mostro infernale<\/strong>, porta ancora oggi il suo nome, la Stele Sansone. E nella sua farmacia, sul corso di Mattinata, ancora attiva grazie agli eredi, si pu\u00f2 vedere una <strong>collezione di migliaia di reperti<\/strong> raccolti in una vita. Una farmacia-museo: dove altro, se non sul Gargano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;avvertenza pratica importante: la maggior parte delle stele oggi <strong>non si trova pi\u00f9 sul monte<\/strong>, ma \u00e8 custodita nel <strong>Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia<\/strong>, dentro il castello svevo-angioino. Se vuoi vedere le stele daune con i tuoi occhi, quindi, la tappa da mettere in programma \u00e8 Manfredonia.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 \u00e8 una civilt\u00e0 &#8220;dimenticata&#8221;<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa successe ai Dauni? Perch\u00e9 di un popolo cos\u00ec sparlano solo gli archeologi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta sta proprio nel titolo di questo racconto: arrivarono i <strong>Greci<\/strong>. Attorno al VI secolo avanti Cristo, la potenza greca prese il controllo dei commerci lungo l&#8217;Adriatico e interruppe gli antichi scambi tra le due sponde. Nello stesso periodo crebbero altri centri della zona \u2014 <strong>Arpi, Siponto, Salapia<\/strong> \u2014 che tolsero a Monte Saraceno il suo ruolo di crocevia commerciale. L&#8217;altura perse importanza, si spopol\u00f2, e dopo il IV secolo avanti Cristo fu <strong>abbandonata<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli abitanti, probabilmente, si spostarono altrove, si integrarono, si dispersero. Nessuno sa con certezza dove finirono. E cos\u00ec una civilt\u00e0 che aveva dominato questo pezzo di Gargano per secoli si dissolse nel silenzio, lasciando dietro di s\u00e9 solo tombe scavate nella roccia e stele con volti enigmatici. Una <strong>civilt\u00e0 dimenticata<\/strong>, nel senso pi\u00f9 letterale del termine.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come visitarlo, con qualche onest\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diciamolo con franchezza: Monte Saraceno non \u00e8 un parco archeologico attrezzato. \u00c8 un sito bellissimo ma <strong>poco valorizzato<\/strong>, spesso lasciato alla vegetazione, senza grandi servizi. E proprio questo, per certi versi, \u00e8 il suo fascino: ci arrivi e sei quasi sempre solo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si sale dalla <strong>Strada Statale 89<\/strong> tra Manfredonia e Mattinata, si lascia l&#8217;auto nei pressi della diramazione e si prosegue a piedi per circa un chilometro lungo la mulattiera. Il dislivello \u00e8 modesto, il percorso \u00e8 piacevole, ma servono <strong>scarpe chiuse<\/strong> e un minimo di attenzione: siamo in mezzo alla macchia, sotto il sole, su un terreno naturale. Porta <strong>acqua e cappello<\/strong>, evita le ore centrali d&#8217;estate, e prenditi il tempo per goderti quello che, alla fine, resta l&#8217;aspetto pi\u00f9 memorabile: il <strong>panorama<\/strong> sulla baia di Mattinata e sulla costa, che da solo vale la salita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se vuoi capire davvero quello che vedi, vale la pena affidarsi a una <strong>guida locale<\/strong>: senza qualcuno che te le racconti, quelle cavit\u00e0 nella roccia rischiano di restare mute. Con la storia giusta, invece, il monte prende vita.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Gargano ha una memoria lunghissima<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci si viene per il mare, e va benissimo cos\u00ec. Ma ogni tanto vale la pena ricordare che sotto le spiagge e i pini di questo promontorio c&#8217;\u00e8 una stratificazione di storia che pochi luoghi in Italia possono vantare: i Dauni, i Greci che li spensero, i Romani, i Longobardi, i Saraceni, i Normanni, gli Svevi. Popoli su popoli, tutti passati di qui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A pochi minuti dal nostro resort<\/strong>, sopra le calette e le falesie bianche di Mattinata, c&#8217;\u00e8 questo monte silenzioso dove riposa il popolo pi\u00f9 antico del Gargano. Una mattina diversa dalle altre: niente ombrellone, solo tombe millenarie, rosmarino selvatico e il mare che scintilla come scintillava quando i Dauni lo guardavano dall&#8217;alto, tremila anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi torni in spiaggia. Ma quella sensazione \u2014 di essere solo l&#8217;ultimo di una fila lunghissima di persone che hanno amato questo mare \u2014 quella te la porti a casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sali su questo sperone di roccia sopra Mattinata, con il mare che si apre azzurro sotto di te, e cominci a notare delle strane forme nel terreno. Cavit\u00e0 scavate nella pietra, una dopo l&#8217;altra, a centinaia. Sembrano vasche, o nicchie. Ti avvicini, e capisci che sono tombe.<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":10981,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-10980","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10980","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10980"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10980\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10991,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10980\/revisions\/10991"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10981"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10980"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10980"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10980"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}