{"id":10985,"date":"2026-09-17T17:09:50","date_gmt":"2026-09-17T15:09:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/?p=10985"},"modified":"2026-09-21T17:33:59","modified_gmt":"2026-09-21T15:33:59","slug":"cosa-sono-i-jazzi-i-recinti-di-pietra-abbandonati-che-punteggiano-il-gargano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/cosa-sono-i-jazzi-i-recinti-di-pietra-abbandonati-che-punteggiano-il-gargano\/","title":{"rendered":"Cosa sono i &#8220;jazzi&#8221;: i recinti di pietra abbandonati che punteggiano il Gargano"},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ti chiedi cosa sia. Un rudere? I resti di una casa? Un muro di confine?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un <strong>jazzo<\/strong>. E dietro quelle pietre apparentemente mute c&#8217;\u00e8 una delle storie pi\u00f9 grandi e pi\u00f9 dimenticate del Sud Italia: quella della <strong>transumanza<\/strong>, la migrazione delle greggi che per secoli ha regolato la vita, l&#8217;economia e il paesaggio di questa terra.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un recinto, ma non solo un recinto<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cominciamo dalle basi. Lo <strong>jazzo<\/strong> \u2014 al plurale <strong>jazzi<\/strong>, si scrive anche iazzo \u2014 \u00e8 un <strong>recinto in pietra a secco<\/strong> usato per il ricovero delle pecore. &#8220;A secco&#8221; significa che le pietre sono incastrate a mano, senza malta, con una sapienza costruttiva antichissima. Se ne trovano in tutto il nord della Puglia, soprattutto sull&#8217;altopiano delle <strong>Murge<\/strong> e qui, sul <strong>promontorio del Gargano<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma chiamarlo semplicemente &#8220;recinto per pecore&#8221; \u00e8 riduttivo. Uno jazzo era una piccola <strong>macchina pastorale<\/strong>: un luogo di sosta, di lavoro, di riparo, pensato in ogni dettaglio per accogliere un gregge e i suoi pastori durante gli spostamenti stagionali. Una specie di stazione di servizio della pastorizia, disseminata lungo le vie che le greggi percorrevano da secoli.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La grande migrazione: cos&#8217;era la transumanza<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire i jazzi bisogna capire la <strong><a href=\"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/tour-dei-tratturi-le-antiche-vie-della-transumanza\/\" data-type=\"post\" data-id=\"9230\">transumanza<\/a><\/strong>, e vale la pena farlo perch\u00e9 \u00e8 una storia epica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni anno, con l&#8217;arrivo del freddo, enormi greggi di pecore lasciavano le montagne dell&#8217;<strong>Abruzzo e del Molise<\/strong>, dove d&#8217;inverno l&#8217;erba spariva sotto la neve, e scendevano verso le pianure calde della Puglia, dove il pascolo restava verde. In autunno gi\u00f9, verso il <strong>Tavoliere<\/strong> e le terre garganiche; in primavera di nuovo su, verso i monti. Un viaggio che poteva superare i <strong>duecento chilometri<\/strong>, fatto a piedi, con decine di migliaia di animali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le greggi non camminavano a caso. Seguivano i <strong>tratturi<\/strong>: larghissime piste erbose, vere e proprie autostrade della lana, alcune larghe pi\u00f9 di cento metri, nate dal passaggio di milioni di zoccoli nei secoli. E tutto questo movimento era regolato da un&#8217;istituzione potentissima con sede a Foggia, la <strong>Dogana della Mena delle Pecore<\/strong>, che contava gli animali, riscuoteva le tasse e per secoli fece la ricchezza di questa parte del Regno di Napoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lungo i tratturi, a intervalli regolari, sorgevano i jazzi. Erano i punti dove il gregge si fermava, riposava, veniva munto. Il paesaggio, visto dall&#8217;alto, era una trama di linee e di punti: i tratturi che collegavano, i jazzi che accoglievano.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come era fatto uno jazzo (e perch\u00e9 proprio cos\u00ec)<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui viene il bello, perch\u00e9 nulla, in uno jazzo, era lasciato al caso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nota, prima di tutto, che \u00e8 quasi sempre costruito <strong>in pendenza<\/strong>. Non \u00e8 pigrizia dei costruttori: la pendenza serviva a favorire la <strong>ventilazione<\/strong> e a far defluire l&#8217;acqua piovana e i liquami, tenendo il ricovero pi\u00f9 asciutto e salubre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nota poi che \u00e8 quasi sempre <strong>esposto a sud<\/strong>. Anche questo ha una ragione: proteggere gli animali dai <strong>freddi venti del nord<\/strong>, dato che i pascoli pugliesi si usavano soprattutto nella stagione fredda. Chi lo costru\u00ec conosceva il vento meglio di qualsiasi meteorologo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La struttura \u00e8 fatta di un <strong>muro principale<\/strong> di recinzione, pi\u00f9 alto e robusto, e di <strong>muretti pi\u00f9 bassi<\/strong> che dividono lo spazio interno in vari scomparti: servivano a separare gli animali per gruppi, a organizzare la mungitura, a gestire il gregge. E quei muretti avevano anche una funzione di difesa: erano fatti in modo da <strong>impedire l&#8217;ingresso ai predatori<\/strong> \u2014 lupi, volpi, faine \u2014 che sul Gargano non mancavano e non mancano tuttora.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dove i pastori vivevano e facevano il formaggio<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli jazzi pi\u00f9 grandi erano piccoli villaggi. Oltre ai recinti, comprendevano una serie di ambienti costruiti: il <strong>lamione<\/strong>, un locale coperto con tetto in pietra o in legno dove i pastori dormivano al riparo; il <strong>casone<\/strong>, dotato di un grande camino, dove si accendeva il fuoco per scaldare il latte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 l\u00ec, in quei ricoveri, non si custodivano solo le pecore: si <strong>lavorava il latte<\/strong>. Si faceva il formaggio, la ricotta, si conservavano i prodotti. Lo jazzo era il posto dove nasceva quel <strong>caciocavallo<\/strong> e quei formaggi di pecora che ancora oggi trovi sulle tavole del Gargano. Ogni forma di cacio che assaggi in una trattoria dell&#8217;entroterra \u00e8 l&#8217;ultimo capitolo di una storia che comincia in strutture come queste.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un nome dalle radici antiche<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il nome ha il suo fascino, e nessuno sa con certezza da dove venga.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ipotesi pi\u00f9 diffusa lo fa derivare dal latino <strong>iaceo<\/strong>, &#8220;giacere&#8221;, &#8220;stare sdraiati&#8221;: lo jazzo sarebbe insomma il luogo dove le greggi si accovacciano a riposare. Un&#8217;altra pista porta ancora pi\u00f9 indietro, al greco <strong>iautm\u00f2s<\/strong>, che indicava proprio il posto dove riposano gli armenti. In un caso e nell&#8217;altro, il senso \u00e8 lo stesso: un luogo di sosta, di quiete, di riparo. Il che, per un promontorio come questo, suona quasi poetico.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 oggi sono abbandonati<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La transumanza, che aveva retto per millenni, si spense nel giro di poche generazioni. Le ferrovie, le strade, i camion, la fine della grande economia della lana e le trasformazioni dell&#8217;agricoltura resero inutile quel lento cammino delle greggi. I pastori smisero di salire e scendere. I tratturi si spezzarono, invasi dai campi e dall&#8217;asfalto. E i jazzi, non pi\u00f9 necessari, furono lasciati andare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi restano l\u00ec, silenziosi, sparsi negli altopiani e ai margini dei boschi del Gargano. Muri a secco che il tempo sta lentamente riprendendo, ma che chi sa leggerli riconosce ancora perfettamente: la forma allungata, l&#8217;orientamento a sud, la pendenza, gli scomparti. Un <strong>patrimonio diffuso<\/strong> di cui quasi nessuno parla, e che racconta chi eravamo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come riconoscerli, camminando<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se vuoi provare a individuarli, il modo migliore \u00e8 camminare nell&#8217;<strong>entroterra del Gargano<\/strong>, verso gli altipiani e le zone di pascolo attorno alla <strong>Foresta Umbra<\/strong> e a Monte Sant&#8217;Angelo, dove la pastorizia \u00e8 ancora viva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Impara a cercare i segni: un lungo <strong>muro a secco<\/strong> che disegna un recinto, spesso su un pendio esposto al sole, magari con i resti di un ricovero coperto in un angolo. Una volta che ne hai visto uno, l&#8217;occhio si allena, e all&#8217;improvviso te ne accorgi dappertutto. Il paesaggio, che prima era solo &#8220;campagna&#8221;, comincia a raccontarti qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due raccomandazioni. Molti di questi manufatti si trovano su <strong>terreni privati<\/strong> o sono <strong>ruderi instabili<\/strong>: guardali, fotografali, ma non arrampicarti sui muri e non spostare le pietre. E se vuoi capirli davvero, affidati a una <strong>guida escursionistica locale<\/strong> o a un pastore: qui la memoria orale vale pi\u00f9 di qualsiasi cartello, e c&#8217;\u00e8 ancora chi ricorda i racconti dei nonni transumanti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Gargano che nessuno guarda<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 strano pensare che un promontorio famoso per il mare custodisca, appena dietro le spiagge, le tracce di una civilt\u00e0 pastorale antichissima. Ma \u00e8 proprio questo il bello di questa terra: ha sempre un secondo strato, sotto quello che vieni a cercare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A pochi minuti dal nostro resort<\/strong>, oltre le calette e i pini che scendono verso il mare, comincia un Gargano fatto di altipiani, pascoli, boschi e pietre. Basta una passeggiata nell&#8217;entroterra, con gli occhi giusti, per incontrare questi <strong>recinti di pietra<\/strong> dove per secoli hanno riposato le greggi, e sentire il silenzio di un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi torni in spiaggia. Ma la prossima fetta di caciocavallo, ora, la guarderai con occhi diversi. Perch\u00e9 sai da dove viene, e quanto lontano ha camminato per arrivare fin qui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cammini su un altopiano del Gargano, lontano dal mare, tra pietre e pascoli spelacchiati. A un certo punto noti un lungo muro basso di pietre messe una sull&#8217;altra senza cemento. Lo segui con lo sguardo: gira, si chiude, forma un grande recinto. Dentro non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente. Solo erba, qualche pietra crollata, il vento.<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":10986,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-10985","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10985","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10985"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10985\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10989,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10985\/revisions\/10989"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10986"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10985"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10985"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pugnochiuso.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10985"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}