All’alba il lago non fa rumore. Poi, piano, cominci a sentirlo: un fruscio d’ali lontano, il verso stridulo di una folaga, il tonfo di un tuffetto che sparisce sotto la superficie. La nebbia si alza dall’acqua, la luce diventa rosa, e all’improvviso ti accorgi che quella distesa che sembrava deserta è piena di vita. Centinaia di uccelli, fermi o in volo, ovunque guardi.

Questo è il Gargano che quasi nessun turista vede. Non quello delle spiagge, ma quello dei suoi laghi costieri, due enormi lagune nella parte nord del promontorio dove, due volte l’anno, passano decine di migliaia di uccelli migratori. È uno degli spettacoli naturali più straordinari della Puglia. E per viverlo basta alzarsi presto.

Due lagune su una rotta migratoria

Il Gargano settentrionale custodisce due gioielli d’acqua: il lago di Lesina e il lago di Varano. Non sono laghi come li immagini: sono lagune salmastre, bracci di mare separati dall’Adriatico da sottili lingue di sabbia e dune, dove l’acqua dolce dei fiumi incontra quella salata del mare. Il lago di Varano è il più grande lago costiero del Sud Italia.

La loro posizione è tutto. Il Gargano si trova lungo una delle grandi rotte migratorie che collegano l’Africa all’Europa, e queste zone umide sono una tappa di riposo e di cibo per gli uccelli che affrontano il viaggio. In primavera salgono verso nord, in autunno scendono verso sud, e qui si fermano a riprendere fiato. Entrambe le lagune rientrano nel Parco Nazionale del Gargano e sono considerate zone umide di importanza internazionale: non un dettaglio, ma la ragione per cui qui si concentra una tale quantità di vita.

Il lago di Lesina: la riserva dei canneti

Il lago di Lesina è una laguna lunga e stretta, separata dal mare da una sottile barriera di dune coperta di pini e ginepri, il cosiddetto Bosco Isola, che corre per quasi trenta chilometri. Una parte del lago è Riserva Naturale dal 1981, proprio per proteggere gli uccelli che la frequentano.

Ed è un via vai impressionante. Tra i canneti e le acque basse trovi anatre di ogni tipo — codoni, mestoloni, alzavole, morette, moriglioni — e la rara moretta tabaccata, piccola anatra bruna sempre più difficile da vedere altrove. Ci sono gli aironi e le garzette bianche immobili sul bordo, la spatola con il suo becco a cucchiaio, il mignattaio scuro e lucente. E poi i trampolieri eleganti: il cavaliere d’Italia con le lunghe zampe rosa, l’avocetta dal becco ricurvo all’insù, le sterne che si tuffano in picchiata. Sopra tutti, a pattugliare i canneti, vola il falco di palude.

Per osservarli senza disturbarli, la riserva mette a disposizione due capanni di avvistamento, appostamenti schermati da cui guardare gli uccelli da vicino restando invisibili. Qui si entra in silenzio, si aspetta, e si lascia che sia la laguna a venirti incontro.

Il lago di Varano: il grande specchio

Più a est, il lago di Varano è una distesa d’acqua vasta e silenziosa, chiusa verso il mare da un istmo sabbioso. È il regno dei pescatori di anguille e di cefali, una tradizione antica che sopravvive nei casoni e nelle reti stese all’alba, e questo lo rende un posto doppiamente affascinante: natura e lavoro dell’uomo che convivono da secoli.

Sull’acqua galleggiano i cormorani con le ali aperte ad asciugare, le folaghe in grandi gruppi, gli svassi che danzano, gli aironi appostati sulle rive. E nei periodi giusti, con un po’ di fortuna, può comparire la sagoma che tutti sperano di vedere: il fenicottero rosa, che negli ultimi anni è tornato a frequentare queste lagune, disegnando sull’acqua macchie di colore che sembrano fuori posto e invece sono il premio di chi si è alzato presto.

Il momento perfetto, qui, è l’alba o il tardo pomeriggio: la luce è morbida, gli uccelli sono più attivi, e il lago restituisce riflessi che da soli valgono la gita.

Chi puoi vedere: una piccola guida

Non serve essere esperti per emozionarsi, ma riconoscere quello che si vede moltiplica il piacere. Ecco i protagonisti.

Gli eleganti: il fenicottero rosa, la spatola bianca, il cavaliere d’Italia e l’avocetta, i trampolieri che sembrano disegnati. I pescatori: il cormorano, lo svasso, il minuscolo tuffetto, e il martin pescatore, un lampo azzurro e arancione che se lo vedi non lo scordi. I guardinghi: aironi e garzette, immobili come statue. Le anatre, a decine di specie, che riempiono l’acqua d’inverno. E i cacciatori del cielo: il falco di palude che plana basso sui canneti, le poiane in alto. Ogni uscita è diversa, e questo è il bello: non sai mai cosa ti aspetta.

Quando andare

I periodi d’oro sono i passi migratori: la primavera, tra marzo e maggio, e soprattutto l’autunno, da settembre a novembre, quando il transito è più intenso. L’inverno ha un fascino tutto suo: è la stagione in cui le anatre e gli uccelli acquatici svernano qui a migliaia, e una laguna gelata all’alba, piena di vita, è un’immagine che resta.

L’estate è la meno spettacolare per il birdwatching, ma resta piacevole all’alba e al tramonto, quando il caldo molla la presa. In ogni stagione, la regola è una sola: vai nelle prime ore del mattino o nelle ultime del pomeriggio. A metà giornata gli uccelli riposano e la luce è piatta.

Cosa portare, e come comportarsi

Il birdwatching è fatto di pochi gesti e molta pazienza. Ecco l’essenziale.

Un binocolo è indispensabile: senza, vedi macchie lontane; con, vedi gli occhi di un airone. Chi ha un teleobiettivo se lo porti. Vestiti con colori neutri — verde, marrone, grigio — niente giacche sgargianti che mettono in allarme gli animali. Muoviti in silenzio e lentamente, usa i capanni dove ci sono, e non avvicinarti mai ai nidi.

Una raccomandazione pratica che fa la differenza: l’accesso ad alcune aree della riserva è regolamentato, e per usare certi appostamenti conviene avvisare in anticipo l’ente gestore. Informarsi prima — tramite il Parco Nazionale o una guida del posto — ti evita di trovare un cancello chiuso e, soprattutto, ti fa vivere l’esperienza nel modo giusto. Con una guida naturalistica locale, poi, vedi il triplo: sanno dove guardare, riconoscono i versi, ti mettono il binocolo sulla specie giusta al momento giusto.

Il Gargano che si guarda col fiato sospeso

C’è una cosa che il birdwatching insegna, e che vale per tutta questa terra: le cose più belle si fanno aspettare. Ti siedi, stai zitto, lasci passare il tempo. E poi, quando meno te lo aspetti, un fenicottero apre le ali, o un martin pescatore attraversa l’acqua come una scheggia di cielo.

I laghi di Lesina e Varano sono nel Gargano del nord, quindi dalla costa delle calette serve mettere in conto un po’ di strada: prendila come una gita di una giornata, con partenza all’alba. Dal nostro resort puoi lasciare il mare turchese e andare a scoprire quest’altra faccia del promontorio, fatta di lagune, canneti, pescatori di anguille e nuvole di uccelli in viaggio tra due continenti.

Poi torni verso le spiagge. Ma avrai visto un Gargano che in pochi conoscono: quello che, due volte l’anno, diventa una stazione di sosta sulla più antica autostrada del mondo, quella degli uccelli.

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