Prova a fare una domanda in giro. Qual è l’anfiteatro romano più famoso d’Italia? Tutti rispondono lo stesso: il Colosseo. Qual è il più antico? Qui cala il silenzio.

La risposta, o almeno una delle risposte, sta in Puglia, a mezz’ora dal Gargano, in una città che i tour organizzati saltano quasi sempre. Si chiama Lucera. E il suo anfiteatro augusteo fu costruito quando l’Anfiteatro Flavio di Roma — quello che chiamiamo Colosseo — non era ancora nemmeno un progetto.

Ci passi accanto e non trovi la folla. Non c’è la fila, non ci sono i venditori di souvenir, non c’è nessuno travestito da gladiatore che ti chiede due euro per una foto. C’è solo un’ellisse di pietra enorme, silenziosa, in mezzo alla campagna. E la strana sensazione di aver trovato qualcosa che tutti gli altri si sono persi.

Una città su tre colli, sopra il grano

Lucera sta appollaiata su tre colline — Monte Albano, Belvedere e Sacro — che dominano dall’alto il Tavoliere delle Puglie. Attorno, a perdita d’occhio, campi di grano, uliveti e vigne: la grande pianura dorata che d’estate sembra un mare fermo.

Ci arrivi salendo dalla piana, e la città ti accoglie con le sue strade strette e acciottolate, i palazzi nobiliari col portone chiuso, le chiese, il rumore ovattato di un centro storico dove la vita scorre a un ritmo suo. Non è una città da mordi e fuggi. È una città da attraversare a piedi, con calma, lasciando che la storia ti venga incontro un angolo alla volta.

Perché di storia, qui, ce n’è tanta e stratificata. Romana, sveva, angioina, araba: Lucera è stata tutte queste cose insieme, e ognuna ha lasciato il segno. La chiamavano la chiave di Puglia, e non era un modo di dire.

L’anfiteatro che venne prima del Colosseo

Partiamo dai numeri, perché sono quelli che lasciano a bocca aperta.

L’Anfiteatro augusteo di Lucera fu costruito tra il 27 avanti Cristo e il 14 dopo Cristo, cioè in piena età di Augusto. Il Colosseo, tanto per intenderci, venne inaugurato attorno all’80 dopo Cristo. Fai il conto: l’anfiteatro di Lucera è più vecchio di quello di Roma di quasi un secolo. È tra i più antichi di tutta l’Italia meridionale, ed è il più importante monumento romano dell’intera Puglia.

Le dimensioni non sono da poco: un’ellisse molto schiacciata di circa centotrenta metri per novantacinque, capace di contenere tra i sedicimila e i diciottomila spettatori. In un’epoca in cui l’intera città non arrivava a quei numeri, significa che qui accorreva gente da tutto il territorio per assistere ai giochi.

C’è anche una bella storia dietro la sua costruzione. Non fu l’imperatore a volerlo, ma un magistrato locale, un notabile lucerino, che lo donò alla città di tasca propria. Era una pratica diffusa nel mondo romano, si chiamava evergetismo: i ricchi finanziavano opere pubbliche per il prestigio e per mostrare la propria fedeltà al potere. Grazie a lui, oggi Lucera ha un anfiteatro che Roma può solo invidiare per anzianità.

Una nota pratica: l’accesso al monumento non è sempre garantito e in certi periodi è stato chiuso per lavori. Prima di andarci, conviene verificare che sia aperto e controllare orari e biglietto, spesso cumulativo con il museo e la fortezza.

Federico II e la Lucera dei Saraceni

Ma la storia più incredibile di Lucera non è romana. È medievale, e riguarda uno dei personaggi più affascinanti del Medioevo europeo: Federico II di Svevia, lo stupor mundi.

Nel Duecento, per gestire le rivolte dei musulmani di Sicilia, Federico fece una scelta clamorosa: li deportò in massa proprio qui, a Lucera. Nacque così una cosa unica in tutta la cristianità europea del tempo: una colonia musulmana nel cuore della Puglia, con le sue moschee, i suoi muezzin, i suoi artigiani e i suoi soldati. Per decenni, in questa città si sentì il richiamo alla preghiera islamica risuonare sopra il Tavoliere. La chiamavano Lucera dei Saraceni, e Federico ci teneva particolarmente: qui aveva il suo palazzo, i suoi arceri, persino parte del suo serraglio.

Finì male, come spesso accade. Con l’arrivo degli Angioini, i francesi che sconfissero gli Svevi, la colonia fu prima assediata e poi, nel 1300, sciolta per ordine di Carlo II. I musulmani vennero dispersi, uccisi o venduti. E sulle rovine della loro moschea principale i nuovi signori costruirono una cattedrale, come a voler cancellare quel capitolo con la pietra.

La fortezza e la cattedrale sopra la moschea

Di quel passato restano due monumenti straordinari, che da soli valgono il viaggio.

La Fortezza svevo-angioina è una delle più grandi cinte fortificate del Sud Italia: mura possenti, torri, un perimetro imponente che abbraccia la sommità di uno dei colli. Carlo I d’Angiò la fece costruire sulle fondamenta del palazzo di Federico, e la popolò di coloni cristiani arrivati dalla Provenza — gli stessi flussi di gente d’oltralpe che, poco più a sud, avrebbero dato vita ai borghi francoprovenzali di Faeto e Celle. Cammini lungo le mura al tramonto, con il vento del Tavoliere che soffia, e la vista si apre su tutta la pianura fino alle ombre dei Monti Dauni.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, invece, è uno dei più begli esempi di gotico angioino del Meridione. Costruita all’inizio del Trecento da Carlo II proprio sulle rovine della moschea, ha una facciata asimmetrica con due campanili diversi — uno quadrato, uno ottagonale — e un interno solenne che ti fa alzare lo sguardo. Sapere cosa c’era prima, sotto quelle fondamenta, rende la visita molto più densa.

Cosa vedere e cosa mangiare a Lucera

Oltre ai tre grandi monumenti, Lucera si gode passeggiando. Il centro storico con i suoi vicoli, il Museo Civico che raccoglie i reperti romani — mosaici, sculture, statuette di gladiatori ritrovate nelle necropoli — e le tante chiese e i palazzi settecenteschi che raccontano una città che è stata ricca e colta.

A tavola siamo in pieno Tavoliere, terra di grano e di cose semplici fatte bene. Le orecchiette e le paste fresche condite con sughi di carne, i troccoli, il pane di grano duro, l’olio nuovo dalle campagne intorno. E poi il vino: siamo a due passi dalle terre del Nero di Troia e delle denominazioni della Capitanata, quindi chiedi un rosso del posto e lasciati consigliare. Una trattoria del centro, un tagliere, un bicchiere, e la giornata si chiude come si deve.

Il Sud che nessuno ti aveva raccontato

Ecco la cosa bella di Lucera: è un posto che ti fa sentire un po’ esploratore. Non perché sia difficile da raggiungere — non lo è affatto — ma perché ha una densità di storia che di solito associ a città molto più celebri, e non ha ancora imparato a farsi pagare per questo. L’anfiteatro più antico del Colosseo, una colonia islamica medievale, una cattedrale gotica sopra una moschea, una fortezza francese sopra un palazzo svevo. Tutto in una città che quasi nessuno mette in programma.

A pochi minuti dal nostro resort, oltre il mare e la scogliera, comincia un entroterra che pochi visitatori del Gargano si prendono la briga di esplorare. Lucera è lì, sui suoi tre colli sopra il grano, che aspetta. Una gita di mezza giornata, o di una giornata intera se la unisci ai borghi dei Monti Dauni, e torni la sera con la testa piena di storie e la sensazione di aver visto un pezzo di Puglia che resta fuori da tutte le cartoline.

Poi ti tuffi di nuovo nel blu. Ma quel richiamo alla preghiera che risuonava sul Tavoliere otto secoli fa, in qualche modo, te lo porti a casa.

Ultimi post